Busta Paga: Come Leggerla

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Il cedolino della busta paga sembra un rebus irrisolvibile? Conoscendo codici e acronimi non avrà più segreti

Un’azienda ha molte spese a cui fare fronte e, quando si tratta di redigere il bilancio, una delle maggiori voci di uscita sono spesso le buste paga dei propri dipendenti. Il pagamento degli stipendi non è cosa semplice per i reparti contabili dei datori di lavoro, dovendo fare i conti con tasse e contributi da calcolare al centesimo. E ai dipendenti che cercano di capirci qualcosa del cedolino che accompagna il loro stipendio potrebbe venire il mal di testa solo a guardarlo. In realtà, il cedolino di una busta paga, che a prima vista può sembrare una tabella incomprensibile, è molto più semplice del previsto, basta imparare a conoscere alcuni acronimi e codici e il gioco è fatto. Innanzitutto le busta paga sono tutte visivamente molto simili e divise generalmente in tre parti distinte.

  • Una prima parte in cui sono contenuti i dati dell’azienda, del dipendente, e una sintesi del rapporto di lavoro.
  • Una seconda parte che riporta le voci retributive.
  • Una terza parte in cui si trovano i dati riepilogativi e altre voci utili al lavoratore.

Prima parte busta paga: dati dell’azienda e del dipendente

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In una busta paga, in alto a sinistra, sono solitamente indicati il codice e la ragione sociale dell’azienda, seguiti dall’indirizzo della sede legale di quest’ultima, dal suo codice fiscale di riferimento, dalle sue posizioni Inps e Inail e dal codice di attribuzione. Ai dati del datore di lavoro, seguono quelli del lavoratore: codice identificativo o matricolanomecognomedata di nascita e di assunzione. Infine vengono indicati la tipologia contrattuale e il periodo cui il pagamento si riferisce.

Seconda parte busta paga: voci retributive

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Le quattro colonne sottostanti nella busta paga riportano invece i dati riguardanti il trattamento economico del lavoratore

  • Innanzitutto, in una busta paga è indicato il compenso, detto anche retribuzione base o minimo contrattuale. Si tratta del compenso lordo del lavoratore, a cui nelle voci successive verranno sottratte tutte le trattenute varie a suo carico.
  • In alcuni casi, se non è già stata conteggiata nel compenso, si trova la contingenza, ossia una voce nata per inserire l’aumento di stipendio sulla base dell’aumento del costo della vita e che, nei piani di chi l’ha introdotta, doveva essere aggiornata annualmente. Da molti anni i contratti collettivi di riferimento non la aggiornano più, al punto che è diventata una parte fissa della retribuzione. Se non leggete la voce contingenza nella vostra busta paga, è perché è stata sommata alla retribuzione base.
  • Successivamente si può trovare l’elemento distintivo della retribuzione (Edr), anch’esso una voce che si sommava alla retribuzione base, come una sorta di adeguamento in base alla mansione del lavoratore. Oggi questa voce è quasi sparita del tutto dalle buste paga, inglobata anch’essa nella retribuzione base.
  • Ogni contratto collettivo prevede poi un aumento del salario in base agli anni di servizio. Sono gli scatti o sumenti anzianità e di solito avvengono ogni tre anni, anche se ogni CCNL può prevedere una frequenza diversa. Nel cedolino della busta paga sono indicati qui, in forma di denaro erogato, se si ha raggiunto lo scatto, o in termini di tempo rimanente per raggiungerlo.
  • Seguono poi i contributi. Il primo è il contributo INAIL, ossia il contributo a carico del lavoratore e che si versa all’INAIL per l’assicurazione infortuni.
  • Quindi l’Imponibile INAIL, cioè la la parte dello stipendio su cui si calcola il contributo INAIL da versare.
  • Il contributo IVS è invece il contributo di Invalidità Vecchiaia Superstiti. È un contributo INPS ed è la quota a carico del dipendente e che il datore di lavoro trattiene dalla busta paga e versa all’istituto di previdenza.
  • Esiste poi un contributo IVS aggiuntivo, un contributo INPS ulteriore, che ammonta all’1%, calcolato sul reddito dipendente, ma solo se la sua retribuzione lorda è maggiore di 46mila euro all’anno.
  • Dopo gli infortuni e la previdenza, è il turno delle tasse, con l’imponibile IRPEF, l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche, ossia la parte dello stipendio su cui si calcolano le tasse dovute. L’imponibile IRPEF non si calcola su tutto lo stipendio, ma su una parte decurtata di alcune trattenute.
  • La tassa sul reddito vera e propria è l’IRPEF Lorda.
  • Seguono quindi le detrazioni. La prima è quella da lavoro dipendente, che va a ridurre l'IRPEF lorda e quindi aumenta lo stipendio netto.
  • C’è poi la detrazione figli a carico, concessa dallo Stato se hai figli a carico. Anche in questo caso lo stipendio netto aumenta.
  • La detrazione coniuge a carico è un’ulteriore riduzione concessa se il coniuge è a carico.
  • Vengono quindi indicate la tredicesima e la quattrodicesima. La prima è la mensilità che viene pagata in prossimità delle feste natalizie. La seconda in prossimità dell’estate, di solito verso giugno/luglio;.
  • A volte può capitare che le tasse dovute non coincidano con quelle già versate e la differenza viene quindi addebitata (in caso di maggiori tasse dovute) o accreditata (in caso di tasse pagate più di quanto dovuto) sull’ultima busta paga, quella di dicembre. Si tratta del conguaglio.

Terza parte busta paga: riepilogo e altri dati

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Nella terza e ultima parte di una busta paga, troviamo i dati riepilogativi e altre voci utili al lavoratore, per arrivare, infine, allo stipendio netto.

  • Retribuzione utile TFR (Trattamento Fine Rapporto) è la parte di stipendio su cui viene calcolata la quota di TFR maturata nel mese.
  • Il TFR maturato è la liquidazione che si matura nel mese in oggetto e che sarà pagata al lavoratore nel momento della cessazione del rapporto di lavoro.
  • Le ferie godute sono le ferie spettanti di cui si ha già usufruito.
  • Le ferie non godute sono le ferie maturate e che ancora non si sono consumate.
  • Rol sono i permessi retribuiti maturati.
  • Infine si giunge allo stipendio netto, ossia la retribuzione netta del lavoratore.

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