Agevolazioni per Favorire il Rientro dei Lavoratori in Italia 

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Criteri, durata ed entità delle agevolazioni previste per lavoratori, ricercatori e docenti e novità dal 2020

Disoccupazione giovanile, crisi economica, globalizzazione: tutti fattori che negli ultimi anni hanno fatto crescere il numero dei giovani che hanno lasciato l’Italia per motivi di studio e lavoro. La chiamano “fuga dei cervelli”, ma si tratta in realtà di un esodo generale, che ha riguardato anche chi parte senza un titolo di studio in tasca, alla ricerca di un qualsiasi impiego. Secondo gli ultimi dati Istat, sono espatriati tra il 2013 e il 2017 224mila giovani over 25, 156mila dei quali diplomati o laureati. Un esodo che gli ultimi governi hanno cercato di invertire prevedendo importanti agevolazioni fiscali per chi sceglie di tornare in Italia, siano essi docenti, ricercatori, lavoratori o sportivi professionisti. Il decreto crescita, approvato in via definitiva dal Parlamento a fine giugno 2019, è intervenuto in maniera consistente sulla materia, estendendo da 4 a 6 anni la durata del regime di favore per i docenti e i ricercatori che si trasferiscono in Italia e diminuendo la percentuale di reddito imponibile dal 50 fino al 30 e addirittura il 10% per i lavoratori rimpatriati. Novità anche sul fronte dell’iscrizione all’AIRE, Anagrafe Italiani Residenti all’Estero, e per gli sportivi professionisti che tornano in Italia. Vediamo allora categoria per categoria quali sono le agevolazioni previste e come accedervi.

Agevolazioni per i Lavoratori Rimpatriati

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Quello dei “lavoratori rimpatriati” (è chiamato così dal Fisco) è un regime di tassazione agevolata temporanea riconosciuto ai lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia. Fino al 2019 le agevolazioni spettano per 5 anni fiscali (incluso quello del rientro) e riguardano il 50% del reddito complessivo. Il decreto crescita ha però modificato, a partire dal 2020, durata, ammontare e anche le condizioni richieste per poter usufruire del beneficio. Vediamo allora cosa prevede oggi il regime dei lavoratori rimpatriati, per poi analizzare le novità dal 2020.

Fino al 2019

Il reddito da lavoro dipendente, assimilato o autonomo prodotto nel territorio italiano da lavoratori rimpatriati concorre solo per il 50% alla formazione del reddito complessivo. A determinate condizioni però:

  • I lavoratori non devono essere stati residenti in Italia nei 5 periodi d’imposta precedenti il trasferimento;
  • iscrizione all'AIRE;
  • impegno a permanere nel territorio dello Stato per almeno 2 anni
  • l’attività lavorativa dev’essere svolta prevalentemente nel territorio italiano.

Ulteriori condizioni riguardano poi lavoratori dipendenti o assimilati:

  • l’attività lavorativa deve svolgersi presso un’impresa residente nel territorio italiano;
  • i lavoratori devono rivestire ruoli direttivi o essere in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione.

Il regime agevolato si applica anche ai:

  • cittadini UE destinatari del precedente regime per incentivare il rientro dei lavoratori;
  • cittadini di Stati non UE, con i quali è in vigore una convenzione per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito o un accordo sullo scambio di informazioni in materia fiscale, in possesso di un diploma di laurea, che hanno svolto continuativamente un’attività di lavoro dipendente, di lavoro autonomo o di impresa fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o che hanno svolto continuativamente un’attività di studio fuori dall’Italia negli ultimi 24 mesi o più, conseguendo un diploma di laurea o una specializzazione post lauream.

Dal 2020

Come detto, il decreto crescita ha modificato notevolmente il regime di tassazione agevolata per i lavoratori rimpatriati. I nuovi criteri di accesso, di entità e durata dei benefici entreranno in vigore a partire dal 1° gennaio 2020.

  1. Criteri:
  • Per usufruire del regime di tassazione agevolata sarà sufficiente che i lavoratori non siano stati residenti in Italia nei 2 periodi d’imposta precedenti il trasferimento (fino al 2019 ne erano richiesti 5); 
  • i lavoratori rimpatriati devono impegnarsi a risiedere nel territorio italiano per almeno due anni;
  • la loro attività lavorativa deve svolgersi prevalentemente in Italia;
  • il trattamento agevolato spetterà anche per i redditi d’impresa prodotti dai lavoratori impatriati che avviano l’attività a partire dal periodo d’imposta in corso al 1° gennaio 2020.
  • potranno accedere al regime agevolato anche i cittadini italiani non iscritti all’AIRE, rientrati in Italia a decorrere dal 2020, purché, nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia, abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.
  1. Entità dell’agevolazione:
  • La percentuale di riduzione dell’imponibile sarà incrementata dal 50 al 70% per i lavoratori rimpatriati. 
  • Per chi trasferisce la residenza in Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna, Sicilia la riduzione sarà del 90%.
  1. Durata dell’agevolazione:
  • I benefici fiscali saranno estesi per ulteriori 5 periodi di imposta ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico
  • estensione di cinque anni anche per i lavoratori rimpatriati che acquistano un appartamento in Italia dopo il trasferimento o nei 12 mesi precedenti.
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Agevolazioni per Docenti e Ricercatori

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Accanto alle agevolazioni previste per i lavoratori rimpatriati, ce ne sono altre destinate esclusivamente a docenti e ricercatori che trasferiscono la loro residenza fiscale in Italia e vengono a lavorare nella Penisola. Il decreto crescita ha messo mano anche a questi benefici, allungandone la durata e rendendo più elastici i requisiti. Vediamo quindi cosa prevede oggi il regime agevolato per docenti e ricercatori rimpatriati, per poi analizzare le novità dal 2020.

Fino al 2019

  • Il regime di tassazione agevolata temporaneo vale per il periodo d’imposta in cui è avvenuto il trasferimento di residenza in Italia e nei successivi tre, per un totale quindi di 4 anni;
  • Prevede un abbattimento del 90% della parte imponibile del reddito da lavoro dipendente o autonomo e l’esclusione dal valore della produzione netta ai fini dell’Irap (nel caso di lavoratori dipendenti, l’agevolazione Irap spetta ai sostituti d’imposta che erogano le retribuzioni).

I criteri per accedere al regime agevolato sono:

  • Essere in possesso di un titolo di studio universitario o a esso equiparato; 
  • Essere stati residenti all’estero in maniera non occasionale; 
  • Iscrizione all'AIRE;
  • Aver svolto all’estero una documentata attività di ricerca o docenza per almeno due anni continuativi, presso centri di ricerca pubblici o privati o università;
  • Acquisire la residenza fiscale in Italia, mantenendola per tutto il periodo di fruizione dell’agevolazione (in caso di ritrasferimento all’estero, il beneficio viene meno dal periodo d’imposta in cui cessa la residenza fiscale in Italia).

Dal 2020

  • L'agevolazione avrà una durata maggiore, applicandosi per un totale di 6 periodi d’imposta, al posto degli attuali 4; 
  • La detassazione sarà ulteriormente estesa a 8 periodi d’imposta, nel caso di docenti o ricercatori con un figlio minorenne o a carico
  • Estensione a 11 periodi d’imposta per i docenti e i ricercatori con almeno due figli minorenni o a carico;
  • Estensione a 13 periodi d’imposta, per i docenti e i ricercatori con almeno tre figli minorenni o a carico
  • Estensione a 8 periodi d’imposta per i ricercatori o docenti divenuti proprietari di almeno un’unità immobiliare residenziale in Italia successivamente al trasferimento in Italia o nei dodici mesi precedenti; 
  • L’accesso al regime agevolato sarà possibile anche ai docenti e ai ricercatori non iscritti all’AIRE, purché, nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia, abbiano avuto la residenza in un altro Stato ai sensi di una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.
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Agevolazioni per il Rientro di Sportivi Professionisti 

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Tra i lavoratori all’estero che possono usufruire delle agevolazioni fiscali in caso di rientro figurano ora anche gli sportivi professionisti. La possibilità è stata aperta dal decreto crescita, che eliminando dai requisiti per l’accesso ai benefici “l’elevata qualificazione o specializzazione”, ha allargato la platea a tutte le categorie professionali. I benefici fiscali per gli sportivi, soprattutto calciatori, in primis l’attaccante Mario Balotelli, hanno però fatto molto discutere, nel pieno della stagione di calciomercato. Stando alla legge, infatti, le squadre che facevano un contratto a calciatori italiani all’estero, avrebbero pagato tasse solo sul 30% dello stipendio degli sportitivi rientrati. Una percentuale ancora più bassa, del 10%, nelle regioni del Sud, causando così una condizione ritenuta troppo favorevole ai club meridionali. Ecco perché una serie di emendamenti al decreto crescita hanno regolamentato l’accesso alle agevolazioni da parte degli sportivi professionisti. Vediamo a cosa hanno diritto:

  • La riduzione dell’imponibile sarà per tutti gli sportivi del 50% e non, come per gli altri, dal 70 e fino al 90%;
  • Le agevolazioni non vengono prolungate in caso di figli minori o di acquisto della casa; 
  • Per accedere al regime agevolato, infine, gli sportivi professionisti dovranno versare un contributo pari allo 0,5% dell’imponibile, destinato al potenziamento dei settori giovanili.
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