Fattura Elettronica: Ha Funzionato Contro l’Evasione?

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I benefici ammontano a 3 miliardi e mezzo: 2 miliardi da Iva, più le imposte dirette e indebite compensazioni. Così l’evasione può dimezzarsi in 5 anni.

A ormai un anno dalla sua attivazione, la fattura elettronica ha fatto molto parlare di sé. Erano tanti i timori iniziali e le domande a cui rispondere. Obblighi iniziali per tax free e benzinai, come ottenere il codice destinatario, dubbi da parte di operatori economici, piccole e medie imprese. Tuttavia, la fattura elettronica è effettivamente servita al suo obiettivo primario, quello di combattere l’evasione?

Secondo Ernesto Maria Ruffini, direttore delle Entrate, l’obbligo di e-fattura nelle operazioni tra privati (business to business e business to consumer) si è concluso con «effetti positivi che si attestano nell’ordine di circa 3,5 miliardi di euro»: un contributo decisivo alla prevenzione dell’evasione. Nel corso dell’audizione presso la commissione Finanze della Camera il direttore delle Entrate ha osservato che «il trend positivo del processo di fatturazione elettronica si conferma anche quest’anno».  Infatti, nei primi 5 mesi del 2020 (fino al 31 maggio), «sono state inviate circa 772 milioni di fatture elettroniche da circa 3,3 milioni di operatori, con una percentuale di scarto sempre più bassa (1,6%)»: questo perché creare la fattura elettronica può essere molto veloce e semplice. Inoltre nel complesso, considerando anche i dati del 2019, la percentuale di scarto si attesta al 2,6%. Un dato interessante emerso dall’audizione è che hanno emesso fattura elettronica anche 100mila operatori in regime forfettario, che sarebbero esonerati dall’obbligo e dunque hanno aderito in via facoltativa.

Fattura Elettronica: Maggiore Gettito Iva

Questi effetti sono legati a tre:

  • Iva: «Il maggior gettito relativo all’Iva riconducibile ai versamenti spontanei dei contribuenti non riconducibile al ciclo economico – ha spiegato Ruffini - è stato stimato in circa 2 miliardi»
  • Imposte dirette: l’emersione si riverbera «anche sulle imposte dirette il cui incremento si stima, prudenzialmente, in circa 580 milioni di euro».
  • Frodi fiscali: già nel 2019 sono stati individuati circa 200 tra società ed enti «oggetto di azioni di blocco di compensazioni di falsi crediti Iva per un miliardo di euro». In questo modo è stato impedito l’utilizzo dei «crediti per compensare debiti erariali o contributivi, che avrebbero creato ulteriori perdite di gettito ai fini dell’imposizione diretta», come nel caso del blocco di falsi crediti IVA per 688 milioni di euro a marzo 2019.

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